Vajont - Il mondo fuori posto

di Alessandro Borgogno - 9/11/2005

Per sapere e per capire qualcosa dell’immane catastrofe del Vajont ci sono diversi percorsi, e il modo migliore e più giusto è quello di percorrerli, uno dopo l’altro, con i tempi che preferiamo.

Il primo, forse ancora il più completo e quello che potrebbe quasi bastare da solo, è leggere un libro. Sulla pelle viva di Tina Merlin, giornalista come ce ne erano una volta e non ce ne sono più, unico perché unica autentica testimonianza scritta durante e soprattutto prima della tragedia (perché prima si sapeva già benissimo cosa sarebbe accaduto poi).

Poi c’è, inevitabile, lo straordinario spettacolo-monologo di Marco Paolini, Vajont - 9 ottobre 1963 - Orazione civile. Guardatelo o riguardatelo, in cassetta o in dvd, e se vi dovesse capitare la fortuna andatelo a rivedere dal vivo, a teatro. Difficile trovare un modo migliore per raccontare, spiegare, coinvolgere, far tremare le vene e far fremere dallo sdegno civile chi ascolta, assiste, partecipa.

Poi, se vi capita, guardate anche il film, Vajont – la diga del disonore di Renzo Martinelli. Questo è un tassello che va bene solo insieme agli altri, perché da solo forse è insufficiente. E’ un film di grande merito anche se di risultati inferiori alle ambizioni, con momenti quasi imbarazzanti, ma con il pregio di raccontare comunque i fatti con chiarezza, di non fare sconti a nessuno, e di offrire straordinarie interpretazioni di Michel Serrault, Daniel Auteuil, Laura Morante e soprattutto Leo Gullotta.

Quando lo vidi in sala non mi piacque gran che, ma io sapevo già tutto. Uscendo dal cinema però sentii qualcuno dire “aho ammazza però…. pensavo che era stata tutta ‘na tragedia naturale, mica ce lo sapevo che c’erano tutte ‘ste colpe de’ ‘sti pezzi de merda e che se’ poteva pure evità…” e allora capii che il film, nonostante i suoi difetti, aveva ragione di esistere.

Già, perché in fondo la tragedia del Vajont, questa allucinante storia italiana, è tutta lì, nella sua incredibile e pazzesca prevedibilità. Nel suo essere la più grande catastrofe naturale scientificamente e pervicacemente cercata e provocata dall’uomo, dall’arroganza dell’ingegneria civile che doveva dimostrare la sua potenza a costo di stuprare la natura, dall’arroganza del potere politico ed economico che decide la vita e la morte delle donne e degli uomini contro ogni evidenza della ragione, dall’avidità di pochi uomini che per il denaro, e solo per il denaro, passa sopra a qualsiasi avvertimento e qualsiasi prova scientifica, sacrificando migliaia di persone ad un profitto del 5%, facendo precipitare una montagna intera sulla pelle di uomini, donne e bambini inermi pur di non perdere un investimento.

(E non è storia passata, non è del secolo scorso. Ne abbiamo altri esempi proprio sotto gli occhi, passati, recenti e futuri. E ogni volta che sentiamo polemiche e avvertimenti di studiosi e scienziati e risposte arroganti e saccenti di imprenditori e politici e ingegneri quando si parla del ponte sullo stretto di Messina, be', ricordiamoci sempre del Vajont…).

E poi, infine, bisogna andarci. Risalire in macchina la valle del Piave e arrivare a Longarone, il paese cancellato dall’onda più enorme e violenta di tutta la storia dell’umanità, e guardare la diga, e tremare già solo al suo primo apparire, in fondo a quell’immensa canna di fucile della gola del Vajont.

Non c’è bisogno di molta immaginazione per vederla riempita da un muro di acqua e fango compressa e sparata contro il paese a valle. La si vede e si trema dal terrore.

E poi bisogna salire su, a quello che era il lago del Vajont creato dalla diga e che ormai è una pozza, perché quel maledetto porco 9 ottobre del 1963 c’è finita dentro una montagna intera.

E ti trovi nel posto più innaturale del mondo. Si sente nell’aria, nel paesaggio, perfino nei colori una violenta negazione di normalità, e soprattutto una respirabile impossibilità di un qualunque ritorno ad una qualunque normalità.

Perché lassù c’è un mondo intero fuori posto. Gli alberi sono inclinati senza una ragione apparente, semplicemente perché stavano lassù, centinaia di metri più su, e ora sono qui, in fondo, davanti ai tuoi occhi, sotto i tuoi piedi, perché l’intero mondo è venuto giù ed è venuto giù tutto insieme.

Sei in una valle ma la valle non c’è, perché al suo posto c’è una montagna che non dovrebbe esserci.

Sali al villaggio di Erto, e arrivi fin dove è arrivata la prima onda. Il paese, quattro case, è abitato ancora da qualcuno ma intuisci che sono quasi fantasmi, fantasmi tristi e rassegnati, e hai quasi l’impressione che vivano lì senza mai alzare lo sguardo verso la montagna. Senti un dolore immenso tutto intorno a te, lo strappo violento di qualunque ragione e di qualunque senso avvenuta in pochi attimi, senti il dolore nell’aria e senti che non potrà mai andarsene.

Infine alzi lo sguardo verso il monte Toc, l’immensa montagna di fronte, e vedi l’Apocalisse. La montagna è nuda, aperta come un cadavere sezionato. Stai guardando qualcosa che non dovresti vedere, perché stai guardando dentro le sue viscere. E’ sventrata, e offre al tuo sguardo il suo immenso stomaco e i suoi sconfinati intestini di roccia lisci e innaturali.

L’altra metà è giù, con tutti i suoi boschi i suoi prati e le sue valli, ci sei appena passato sopra con l’auto per salire in questo disgraziatissimo paese…

Ecco… non si può descrivere oltre un mondo intero aperto a metà, e ancora meno si può descrivere la sensazione che si prova nel vedere quello scempio inimmaginabile sapendo che è il frutto dell’avidità e dell’arroganza di piccoli uomini.

E meno di qualunque altra cosa si può descrivere quello che senti.

Sei in un luogo bellissimo, in mezzo a montagne bellissime.

Sei sotto un cielo bellissimo circondato da panorami bellissimi.

E ti manca l’aria per respirare.

 

l siti:
http://www.vajont.net/
http://www.vajont.it/
http://www.longarone.it/
http://www.erto.it/

T. Merlin, Sulla pelle viva - Come si costruisce una catastrofe - Il caso del Vajont,
CIERRE Edizioni – Verona, 1997 (I ed. La Pietra - Milano, 1983)

M. Paolini, Vajont - 9 ottobre 1963 - Orazione civile,
di M. Paolini & Gabriele Vacis in VHS o DVD Elleu Multimedia, 1993

Vajont – la diga del disonore , di E. Martinelli
con M. Serrault, D. Auteuil, L. Gullotta, L. Morante, P. Leroy - Italia 2001