la Ritina di Steller

I cari estinti 1-La Ritina di Steller

Molti conoscono o hanno almeno sentito nominare il Dodo. Ma parecchie altre specie oltre a lui si sono estinte grazie a noi, dopo il nostro spettacolare arrivo sul pianeta Terra. Una di queste, sicuramente poco conosciuta, è la Ritina di Steller. E’ uno dei rari casi di animale veramente grande estinto così di recente. Una gigantesca foca, o una piccola balena, o una specie di anello di congiunzione fra le due. Un animale straordinariamente raro e particolare, che abbiamo pensato bene di concepire subito come qualcosa da depredare e massacrare. Intanto chiamandola “vacca di mare”, tanto per non lasciare dubbi sul fatto che andasse sfruttata come fosse una fabbrica di carne, grasso e alimenti vari.

Il massacro che siamo riusciti a condurre ai suoi danni è una specie di guinness. Scoperta nel 1741, totalmente spazzata via dalla faccia della terra nel 1768. 27 anni per massacrare una specie intera. Un record.

Fu scoperta casualmente, e ne avrebbe fatto volentieri a meno, dal grande esploratore danese Bering, che diede il nome allo stretto che separa i continenti asiatico e americano, e anche all’isola dove proprio lui e il suo naturalista di bordo, Steller, naufragarono. Mentre erano lì, nel deserto gelato dalle parti della Kamchatka (uno di quei posti che si sentono nominare soltanto quando si gioca a Risiko), videro decine di questi enormi… come definirli… grandi trichechi senza le zanne, enormi foche un pò sgraziate che brucavano il fondo della baia. Ma non erano né foche né trichechi. Erano sirenidi. Come i loro cugini sudamericani, Dugonghi e Lamantini (che per fortuna invece ancora resistono). Ma più grandi. Lunghi fino a nove metri. Lenti e paciosi, tranquillissimi, si lasciavano avvicinare e anche accarezzare.

Troppo buoni per sopravvivere all’arrivo di noi bestie feroci.

Steller, da buon naturalista, oltre a classificarle subito nel loro corretto gruppo zoologico, finì per dargli anche il nome. Ritine di Steller, appunto.

Bering finì per dare il nome allo stretto e all’isola, però poco dopo ci lasciò anche le penne, morendoci di scorbuto.

Gli altri uomini però, appellandole con il nomignolo di “vacche di mare”, ne decretarono già con il nome la fine prematura e violenta.

Iniziarono a cacciarle per la carne e per il grasso. Niente di più facile, visto che erano buonissime e praticamente non reagivano. Caddero sotto le lance dei cacciatori con una velocità impressionante, e nel giro di soli 27 anni, appunto, una specie intera fu cancellata dalla faccia della terra.

Nei secoli successivi ogni tanto qualche avvistamento è sembrato suggerire che non tutti gli esemplari fossero scomparsi, nell’ottocento, anche ai primi del novecento. Però nessuna prova concreta. Una specie di mostro di Loch Ness, però vero, che può giusto ogni tanto alimentare la nostra speranza e il nostro desiderio innato di inseguire le leggende.

Per vederlo, o meglio per averne almeno un’idea, esiste giusto in giro qualche scheletro. Uno lo si può ammirare, guarda un po’, a Parigi. In quello straordinario luogo che è il Muséum national d'histoire naturelle, luogo di cui un giorno bisognerà parlare.

E’ lì, fra altri cento scheletri di tutte le specie possibili. Fra balene, elefanti e giraffe, serpenti e struzzi tutti precisamente composti nella loro struttura ossea.

E’ lì con la sua impressionante dimensione e con le sue forme che la avvicinano davvero ad una piccola balena.

E’ lì, con il suo scheletro apparentemente muto ma capace di dirci tanto. Intanto di dirci che siamo degli assassini, m questo lo sapevamo già. Poi di dirci che dobbiamo continuare a guardare lei e tutte le altre specie che si sono estinte, o che abbiamo anche aiutato ad estinguersi, perché prima o poi questa storia riguarderà anche noi.

E poi a dirci una cosa anche più seria, forse la più seria di tutte. E cioè che abbiamo voglia di mettere in campo le più straordinarie tecnologie e tutto il nostro ingegno per costruire palazzi, razzi, computer, microchip, mais transgenici e sottomarini nucleari, ma una creatura così Noi saremo sempre e soltanto capaci di distruggerla, mai di crearla.