Il Tilacino

I cari estinti 2-Il Tilacino

Il Tilacino è un altro grande animale estinto a causa dell’uomo. Ma con una storia più particolare e altrettanto istruttiva. Nel suo caso non si è trattato soltanto di caccia, ma di un classico mutamento degli equilibri naturali a causa dell’uomo.

Il Tilacino era un marsupiale, come i canguri e i koala. Ma dato che in Oceania i marsupiali, rimasti isolati dalla deriva dei continenti molto prima della formazione degli altri generi e famiglie di mammiferi, si sono evoluti parallelamente nelle mille forme per occupare le nicchie ecologiche e gli strati della piramide alimentare, pure essendo un marsupiale aveva una forma molto diversa dai canguri e dai koala. Nella catena alimentare dell’oceania lui era il superpredatore. L’unico superpredatore.

E infatti l’evoluzione l’aveva portato a sviluppare la forma adatta alla caccia, quella tipica dei carnivori che devono cacciare prede veloci. Era simile ad un lupo, una specie di levriero selvatico. Ma con il mantello a strisce. Infatti era conosciuto anche con i nomi di Lupo marsupiale o Tigre marsupiale. Un animale bellissimo e particolare. Ma come tutti i predatori, una specie delicata. La sua fine iniziò molto tempo fa, appena i primi uomini misero piede in australia.

Ma proprio i primi.

Circa 5000 anni fa i primi uomini introdussero una nuova specie in quelle terre. Il Dingo. Altro animale molto particolare. Un lupo asiatico diventato domestico fra i primi ominidi e poi di nuovo rinselvatichito. La competizione per gli stessi territori e le stesse prede fu immediata. Ma il dingo era più aggressivo, più forte, e soprattutto non era un marsupiale, e il suo sistema riproduttivo, da mammifero compiuto, era più efficiente.

I dingo dilagarono in modo esponenziale, e nelle ultime centinaia di anni la situazione precipitò. I poveri Tilacini, sempre meno e sempre più isolati in varie zone dell’oceania, videro un decadimento forzato delle loro possibilità di sopravvivenza. Il loro livello evolutivo e la loro posizione nella scala alimentare (posizione che poteva essere occupata da una sola specie) li condannarono all’estinzione.

Scomparve dall'australia e da altre terre vicine, ma comunque sopravvisse con fatica fino all’era moderna.

Ne restava qualcuno in Tasmania (l’unico altro posto dove sia rimasto un marsupiale predatore, anche se più piccolo, il famoso diavolo dell’isola) rimasta fortunatamente esclusa dall’invasione dei Dingo, ancora ai primi del ‘900.

Ma a quel punto non si fecero mancare anche i soliti uomini coi fucili, che pensarono bene di sterminare gli ultimi esemplari per i presunti danni che arrecavano agli allevamenti di mucche (importate anche quelle, mai state mucche lì, i grandi erbivori dell’oceania erano i canguri giganti).

L’ultimo esemplare in libertà fu avvistato nel 1932. Quattro anni dopo, nel 1936, moriva anche Benjiamin, l’ultimo esemplare che era ospitato nello zoo di Hobart in Tasmania, già condannato a rappresentare per sempre la fine della sua specie essendo rimasto solo senza nessun esemplare femmina.

Anche il fiero e veloce Tilacino ha il suo scheletro ospitato a presente e futura memoria al Muséum national d'histoire naturelle di Parigi. A vederlo solo nella sua struttura ossea, senza le sue strisce e senza il marsupio, sembra soltanto un lupo con la schiena molto incurvata e la testa molto grossa.

Inutile dire che da qualche tempo sono partite le ipotesi di ricreazione della specie tramite clonazione (c’è qualche tessuto imbalsamato con del dna forse ancora buono). Magari riuscirà pure, e rivedere un tilacino correre per le savane australiane sarebbe davvero una gioia.

Ma nulla toglie la sensazione che come spesso accade l’uomo voglia riparare con la sua presunzione di onnipotenza (creare e ricreare specie animali e vegetali) i danni irreparabili che il suo millenario e maldestro rapporto con la natura ha provocato e continua a provocare.