Il Moa e L’aquila di Haast

I cari estinti 4-Il Moa e L’aquila di Haast

Ci spostiamo in Nuova Zelanda. Che come tutte le isole o gli arcipelaghi ha degli equilibri ecologici particolari e spesso più delicati di altri. Qui c’erano almeno un altro paio di uccelli davvero straordinari.

Quello che si sa meno, è che la loro scomparsa è dovuta ai popoli primitivi che per primi colonizzarono queste isole, arrivando dalla polinesia. I Maori.

Naturalmente gli antenati degli attuali Maori. Però insomma si parla di quelli. Quelli che normalmente consideriamo un popolo legato ancora oggi alle loro origini e alla natura neozelandese. Quelli di cui ci piace tanto la danza Haka che viene rappresentata anche dalla nazionale di rugby negli stadi di tutto il mondo. Bè insomma, ai bei tempi anche loro ne hanno combinata qualcuna non proprio simpatica.

In Nuova Zelanda esisteva una specie di uccelli, anzi una famiglia intera con diverse specie, chiamata Moa (che è proprio il termine maori con cui quei popoli lo chiamavano). Erano una specie di struzzi, ma con almeno due caratteristiche uniche. Anzitutto erano giganteschi, la specie più grande raggiungeva i 3 metri e mezzo di altezza e pesava quasi tre quintali. Un vero uccello preistorico. Ovviamente con quelle dimensioni e quel peso non volava, ma a differenza di tutti i suoi parenti ancora esistenti (struzzi, emù, casuari, nandu, kiwi), le ali non le aveva proprio (o non le aveva più). Neanche un abbozzo. Niente.

Naturalmente correva a grandi velocità e si difendeva bene avendo delle zampe enormi con delle unghie poderose. Il suo ruolo nell’ecosistema della Nuova Zelanda era quello dell’erbivoro principale, quello in cima alla scala. Il ruolo che in altre parti del mondo è (o era, prima delle nostre vacche), dei bufali, dei bisonti, degli gnu e delle zebre.

Si pensa che con tutta probabilità siano scomparsi verso la fine del 1500, anche se i ritrovamenti di alcuni scheletri, dato il loro stato di conservazione, fanno pensare che ne possano essere sopravvissuti alcuni anche fino al 1700 e forse anche un po’ oltre. Comunque in questo caso la loro storia è simile a quella di altri grandi estinti, e anche altrettanto banale. La cosa forse più interessante è che evidentemente anche i maori, già tanti secoli fa, erano comunque capacissimi di portare avanti le due classiche attività che ogni manuale dell’estinzione forzata prevede: caccia indiscriminata e distruzione dell’habitat.

Avranno anche avuto solo le lance e gli archi e le frecce, ma evidentemente per sterminare quelle enormi galline senza ali andavano benissimo. E poi a disboscare foreste e bruciare savane erano sicuramente già bravissimi senza nessun corso da parte dei conquistatori occidentali. Questi ultimi infatti, scoprirono l’oceania quando l’ultimo moa aveva salutato già da tempo il nostro pianeta.

Ma insieme al Moa si estinse anche un altro uccello straordinario. Il loro predatore.

L’aquila di Haast era il più grande rapace presente sulla terra in epoca storica. Pesava almeno 12 kg e aveva una apertura alare di quattro metri. Più grande di un condor. Attaccava i moa con delle picchiate pazzesche e li uccideva con un colpo pesante e violento, piombandogli con tutto il suo peso a 100 km all’ora. Naturalmente poi non poteva portarseli via così, essendo dieci volte più pesanti di lei. Quindi li faceva a pezzi sul posto e trasportava la carne al nido un po’ per volta. Davvero un’aquila di tutto rispetto.

Ebbene, anche lei deve la sua dipartita ai primi maori che colonizzarono la nuova zelanda. Anzitutto, ovviamente, depredarono così tanto le sue prede da metterla in difficoltà. Poi saccheggiarono senza pietà i suoi nidi. E nel suo caso entrarono in ballo anche altri fattori non meno frequenti nelle nostre scorribande per le nature di tutto il mondo. La vanità, perché vennero cacciate per poter usare le loro straordinarie penne per ogni tipo di ornamento. E la paura, perché veniva considerata un animale pericoloso anche per gli uomini (il che non è da escludere, una macchina di morte che stendeva un uccellone di tre quintali certo poteva attaccare e fare polpette di un ominide con il perizoma).

In ogni caso di sicuro il fattore principale fu la competizione. Maori e Aquile di Haast cacciavano le stesse prede, e piano piano i grandi rapaci si trovarono senza più niente da mangiare.

Essendo un superpredatore in cima alla piramide, la sua posizione era ecologicamente assai più delicata di quella dei moa, quindi non ebbe bisogno di aspettare la loro totale scomparsa per estinguersi, gli bastò che la popolazione di moa e di altre prede (rettili, pesci, altri uccelli) scendesse abbastanza da renderne troppo dispendiosa per lei la ricerca e la predazione. Sparì molto prima della sua grande preda bipede, prima ancora che iniziasse il 1500. Quando dall’altra parte dell’oceano Colombo stava scoprendo il continente americano e dell’oceania ancora nessuno sospettava neanche l’esistenza, anche l’aquila di Haast aveva già raggiunto per sempre il paradiso dei grandi estinti.