L’Uro

I cari estinti 5-L’Uro

Non è che noi in Europa siamo stati meno disastrosi, anzi. E’ solo che siamo arrivati prima che in altri posti e molte estinzioni sono quasi considerate di animali preistorici. Ma non è proprio così. Nel nostro continente, a causa della nostra espansione e della trasformazione dell’ambiente, sono via via scomparse diverse sottospecie di grandi mammiferi. Il leone europeo, il bisonte caucasico. E l’uro. Il progenitore dei nostri tori. Il suo nome scientifico ne declama perfettamente la natura: Bos taurus primigenius.

Era un grosso bovino selvatico, un po’ come i bufali africani, e popolava le pianure del centro europa in grandi branchi. Ne esistevano anche tre sottospecie diverse. Tutte equanimemente scomparse.

Una delle sue caratteristiche principali era la forma delle corna. Incurvate in avanti, come accade di rado nei nostri attuali bovini. Ed erano più grossi. Almeno 25 centimetri più alti delle nostre mucche. E le nostre mucche non sono certo piccole.

Pare fossero anche molto aggressivi, proprio come in bufali africani. E vista la fine che hanno fatto forse avevano buone ragioni per esserlo.

Le prime popolazioni umane avviarono comunque un processo di addomesticamento, come accadde con i bovini selvatici dell’asia, e ancora oggi non ci sono dati certi sulla reale origine dei nostri bovini domestici. Potrebbero discendere proprio dall’uro, oppure essersi evoluti in parallelo ma partendo da altre specie originarie provenienti dall’oriente.

Quale che sia la storia, in ogni caso gli Uri selvatici divennero oggetto di caccia, abbastanza forsennata. Erano grossi ed aggressivi e questo faceva di loro un trofeo ambito. Già nel XIII secolo la loro zona di diffusione si era ristretta praticamente alla sola europa dell’est e qualche zona della germania.  Continuò comunque ad essere una delle prede preferite delle grandi battute di caccia organizzate dai signori e dai nobili di mezza europa, e se insieme a questo ci si aggiunge la consueta deforestazione e trasformazione delle grandi pianure dell’europa centrale in terreni agricoli, già all’inizio del cinquecento la loro sorte era segnata.

Probabilmente furono anche fra i primi ad essere considerati per qualche tipo di salvarguardia, nel senso che da un certo punto in poi la loro caccia era vietata. A chi non era nobile, ovviamente.

Ma non servi, e forse i nobili in europa erano ancora troppi. A metà del cinquecento già ne restavano soltanto una cinquantina di esemplari. L’ultimo esemplare di cui si ha notizia certa, una femmina, morì nel 1627 in Polonia. Addio all’Uro.

Ma l’Uro è uno dei pochi che abbia anche una storia successiva alla sua estinzione. Il suo ruolo di progenitore dei bovini attuali ha infatti fatto ritenere, in più occasioni, che i suoi geni siano ancora in circolazione negli animali domestici viventi. Con questa idea alcuni allevatori tedeschi, ai primi del secolo scorso (nel senso del novecento), hanno iniziato un programma discutibile ma non privo di un certo interesse, effettuando una serie di incroci programmati fra diverse specie e sottospecie di bovini per riportare in vita una specie con un corredo genetico il più possibile simile a quello dell’Uro originario. Niente clonazione quindi, ma recupero della specie attraverso i suoi geni sparsi, riavvicinandoli con lo stesso metodo da sempre usato dalla natura, facendoli accoppiare e riprodurre (questa storia la ritroveremo in seguito per altre specie, non priva di sorprese). L’aspetto un po’ più demenziale della vicenda è che tutto ciò avveniva nella germania di Hitler, quindi è abbastanza ovvio che un esperimento del genere trovò in quei decenni anche adeguati finanziamenti dal Reich dato che era assai coerente con le altre idee di “recupero della razza” e di “ritorno alle origini” molto di moda in quegli anni bui.

La verità è che ancora non ci si è davvero riusciti e probabilmente per questa strada non ci si riuscirà mai, però oggi esiste una razza bovina, detta Uro di Heck, che è senza dubbio la cosa in circolazione più simile che ci sia agli Uri originari. Di una similitudine quasi esclusivamente estetica e poco genetica, ma certo senza dubbio più simile ad essi di quanto non fossero le razze bovine esistenti due o tre secoli fa. In pratica, una rara retromarcia.

Certo lo stretto legame di questi incolpevoli tori e la parabola nazista e della germania bellica non li ha aiutati, e gli è toccato di vivere anche un nuovo declino, fatto di macellazioni, bistecche e abbandono che ne ha portato i superstiti a poche decine di esemplari che rappresentano ormai quasi una curiosità zoologica.

Di conseguenza non è facile vederli, questi grandi tori che riemergono faticosamente e contraddittoriamente dal nostro passato. Qualcuno siamo andati a vederlo in un posto abbastanza fuori mano, nel parco della foresta bavarese, in Germania. Per questo possiamo anche presentarvelo in foto. Sono animali straordinariamente belli, fieri e potenti. Non saranno proprio identici ai loro bisnonni ma di certo qualcosa del loro e del nostro passato ce la dicono, e forse cercare di ascoltarli è, oltre che un piacere, un dovere.