Lo Stambecco dei Pirenei

I cari estinti 7-Lo Stambecco dei Pirenei

Quanti sapranno che questo magnifico animale ci ha lasciato per sempre soltanto tredici anni fa?

L’ultimo esemplare dello Stambecco dei Pirenei, sottospecie dello Stambecco spagnolo (come il nostro Camoscio d’Abruzzo è una sottospecie del Camoscio alpino), un tempo diffusa su tutta la catena montuosa che le dava anche il nome, è stato trovato morto il 6 gennaio del 2000. Con una perversa Epifania funerea, il nuovo millennio si è aperto con la scomparsa di una specie.

Qualcuno ha sentito dare la notizia al telegiornale quel giorno? Mi sa di no. Mi sa che non ne ha parlato proprio nessuno. Sicuramente c’erano troppe altre notizie più importanti, tipo come avevano trascorso la befana gli italiani, cosa avevano mangiato, il papa che aveva sicuramente benedetto i re Magi nel presepe di piazza san Pietro, il milionesimo servizio sul Giubileo, forse persino qualche dichiarazione di Diliberto allora Ministro della Giustizia del governo D’Alema bis. Notizie imperdibili.

Lo stambecco dei Pirenei invece aveva poco da giubilare quel giorno, anzi cessava di farlo per sempre.

Per un animale così pacifico e anche riservato, vista la sua abitudine di vivere sulle alte montagne e fra le rocce più scomode e inospitali, l’unico motivo per arrivare all'estinzione poteva essere la caccia, e poi la caccia, e poi ancora la caccia. E quando la caccia finalmente fu vietata, sempre la caccia, ossia il bracconaggio.

Le sue splendide corna, come per tanti suoi fratelli e cugini, lo hanno condannato ad essere cacciato e ucciso per finire nelle gallerie di trofei di re e principi e sopra i caminetti delle residenze di campagna di simpatici ricchi nobili.

Agli inizi del ‘900 ne restavano meno di 50. Come spesso accade, negli ultimi decenni erano stati anche avviati vari tentativi di recupero, tutti ormai fuori tempo massimo.

L’ultimo esemplare si chiamava Celia, ed era una femmina. Neanche la clonazione in questo caso è potuta venire in aiuto, perché c’era a disposizione soltanto il suo DNA. Nessun DNA di un maschio. Nessun cromosoma Y.

Anche volendo, la clonazione sarebbe quindi stata inutile. Riportare in vita una specie per poi lasciarla sola con tutti individui del suo sesso senza neanche potersi accoppiare sarebbe stata cattiveria pura, come infierire sul cadavere.

Così la poderosa catena montuosa che divide Francia e Spagna è rimasta senza la sua capra selvatica, senza il signore delle sue rocce e dei suoi strapiombi, quello che era soltanto suo, selezionato nei millenni dall’evoluzione in modo da essere una sottospecie unica e distinta da tutte le altre, fatta per vivere proprio lì, e in nessun altro luogo.

C’è chi ancora lavora per trovare una soluzione, e forse in futuro qualche nuova tecnica riuscirà a superare anche il problema della mancanza del cromosoma Y. Ingegneria genetica pura, ma ancora da venire.

Per ora, di sicuro i Pirenei sono destinati a restare ancora a lungo un luogo più triste di quanto non fossero un paio di secoli fa.